mercoledì 9 novembre 2011
Una poesia di John Keats: ODE TO AUTUMN
Season of mists and mellow fruitfulness,
Close bosom-friend of the maturing sun;
Conspiring with him how to load and bless
With fruit the vines that round the thatch-eves run;
To bend with apples the moss'd cottage-trees,
And fill all fruit with ripeness to the core;
To swell the gourd, and plump the hazel shells
With a sweet kernel; to set budding more,
And still more, later flowers for the bees,
Until they think warm days will never cease,
For Summer has o'er-brimm'd their clammy cells.
Who hath not seen thee oft amid thy store?
Sometimes whoever seeks abroad may find
Thee sitting careless on a granary floor,
Thy hair soft-lifted by the winnowing wind;
Or on a half-reap'd furrow sound asleep,
Drows'd with the fume of poppies, while thy hook
Spares the next swath and all its twined flowers:
And sometimes like a gleaner thou dost keep
Steady thy laden head across a brook;
Or by a cyder-press, with patient look,
Thou watchest the last oozings hours by hours.
Where are the songs of Spring? Ay, where are they?
Think not of them, thou hast thy music too,--
While barred clouds bloom the soft-dying day,
And touch the stubble-plains with rosy hue;
Then in a wailful choir the small gnats mourn
Among the river sallows, borne aloft
Or sinking as the light wind lives or dies;
And full-grown lambs loud bleat from hilly bourn;
Hedge-crickets sing; and now with treble soft
The red-breast whistles from a garden-croft;
All' Autunno
Stagione delle nebbie e della molle fecondità,
stretta amica del cuore del maturante sole;
che con lui cospiri per caricare e benedire
di frutti le viti che intorno alle grondaie corrono;
per piegare sotto le mele i muscosi alberi della capanna,
ed empire tutti i frutti di maturità fino al torso,
per gonfiare la zucca, e impinguare i gherigli
con un dolce nòcciolo; per far gemmare altri
e ancora altri, più tardivi fiori per le api,
finché esse pensino che i giorni tepidi non finiranno mai,
perché l' Estate ha colmate fino all'orlo le loro viscose celle.
Chi non t' ha veduto spesso fra le tue messi?
Talvolta chiunque vada fuori cercando può trovar
te a sedere senza pensieri su d' un' aia,
i tuoi capelli mollemente sollevati dal soffio del vento;
o su un solco mietuto a mezzo profondamente addormentato,
assopito dai fumi dei papaveri, mentre la tua falce
risparmia il prossimo mannello, e tutti i suoi fiori intrecciati:
e talvolta come uno spigolatore tu tieni
fermo il tuo capo carico attraversando un ruscello;
o presso un torchio da sidro, con sguardo paziente,
tu osservi gli ultimi trasudamenti per ore ed ore.
Dove sono i canti della Primavera? Sì, dove sono?
Non pensarci; tu pure la tua musica possiedi,
mentre nuvole a sbarre fioriscono il giorno placido muore,
e ai colorano di rosa i piani di stoppie ;
in un mesto coro allora i moscerini gemono
tra i salici del fiume, portati in alto
o affondando, come il lieve vento vive o muore;
e gli agnelli cresciuti belano forte dal limite collinoso;
stridono i grilli di siepe ; ed ora con soave tenore
il pettirosso fischia dal recinto d'un giardino;
e le rondini si raccolgono trillando a stormi
nel cielo crepuscolare.
Questa poesia fu scritta il 19 Settembre 1819 ed è l’ultime delle odi scritte dal poeta. E’ ispirata dalla bellezza pura della natura. Troviamo il sorriso e la dolcezza del mite autunno le tinte delicate che trascolorano al tramonto, l’opulenza dei frutti, il profumo della vegetazione e su tutte le immagini echeggia la voce della Natura con l’amoniosa fusione della molteplicità dei suoni più svariati: stormire di frondi, frullì d’ali, gorgoglio di ruscelli, sussurro di venti, ronzìo d’insetti, belati d’agnelli, gorgheggi soavi. Si tratta di un capolavoro. Nelle prime due strofe Keats tratteggia un quadro vivente delle bellezze della Natura, nella terza strofa, la variata armonia dei suoni si fonde con lo splendore delle scene ritratte. L’occhio e l’orecchio del poeta hanno colto tutta la bellezza del dolce settembre perché la musica dell’autunno non ha nulla da invidiare alla primavera ed il lettore può gustare appieno la musica ascoltata provando nell’animo un dolce senso di gioia e di pace
venerdì 28 ottobre 2011
L'INFINTO DI LEOPARDI
e questa siepe, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quïete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s'annega il pensier mio:
e il naufragar m'è dolce in questo mare»
(Giacomo Leopardi)
Queste è una delle mie liriche preferite. A parte impararla a memoria per gli esami di terza media mi venne negli anni della mia adolescenza il desiderio di andare a Recanati e sedermi presso quella siepe per provare le stesse emozioni e sensazioni del grande poeta per trattenere dolci ricordi. Alla fine delle lezioni dell’anno accademico 1975-76 organizzammo con un gruppo di amici di fare una gita a Recanati. Tutti poi si tirarono indietro e poiché un ragazzo di Benevento che studiava medicina ed era zoppo ci teneva tanto ci andai con lui. Armati di canti leopardiani e colazione a sacco prendemmo il rapido e seduti sulle belle poltrone di velluto di prima classe leggemmo a turno i canti. All’arrivo in paese, le note di Beniamino Gigli disturbarono i nostri pensieri. Maurilio si fermò in un bar tabacchi a scrivere cartoline ai suoi amici e per ognuno cercava i versi appropriati. Ebbi così l’occasione di andarmene per conto mio in giro per il paese dove in lastre di marmo a caratteri dorati si trovavano scritte che richiamavano al poeta , ai suoi versi e alle cose a lui care. Camminando di qua e di là giunsi finalmente all’ermo colle!!! Seduta ad ammirare il paesaggio potetti comprendere che Leopardi con la poesia da me così amata guardava la natura e le vicende umane immergendosi nella libertà immaginativa.
Il primo degli idilli pubblicati dal poeta sul "Nuovo Ricognitore" di Milano fu scritto nel 1819. Ci troviamo davanti a 15 endecasillabi sciolti perché spazio e tempo si perdono in una sterminata vastità che è ben rappresentata dall’uso della preposizione e. Giacomo Leopardi esplora gli affetti e l’avventura conoscitiva. Parte da elementi di spazio reali e concreti, il colle, la siepe e il vento e a poco a poco si allontana per raggiungere uno spazio astratto e immaginario, l’infinito inteso come pienezza del piacere, della sensazione e del pensiero.
L’animo del poeta alla ricerca della verità da cui vuole fuggire vive un’esperienza mentale fantastica andando a fare un meraviglioso viaggio interiore.
giovedì 27 ottobre 2011
Appunti e spunti per un tema sulla guerra
Studiando la seconda guerra mondiale, in cui sono state usate armi sempre più potenti ho compreso con l’olocausto fino a che punto possa arrivare la brutalità degli uomini. Mi sono reso conto come deve essere stato tremendo per un ebreo sentire suonare il campanello di notte per essere trascinato via da casa dalla SS che si trovava di fronte. Sentirsi le pulci e le zecche addosso nel carro bestiame che con migliaia di ebrei lo portava ad Auschwitz. Quello che non moriva soffocato sul treno, veniva messo in fila perché sul braccio gli si scriveva col ferro infuocato un numero causandogli un dolore indicibile. Si, il campo era terribile, tutti piangevano e quando toglievano l’oro anche le scarpe da un momento all’altro si era stanchi,sporchi e affamati. Queste cose conoscevo attraverso le pagine di un libro di storia che unite alle immagini di una trasmissione sull’ olocausto, mi facevano capire che milioni di persone sono state inghiottite dalla morte di una brutta guerra. In particolare mi ha colpito come l’arte si è interessata ai conflitti che hanno distrutto milioni di vittime innocenti.
Due quadri mi hanno scioccato. Uno è un olio su tela molto grande dipinto nel 1937 e che si trova al museo Del Prado di Madrid. Guernica non solo è il quadro più famoso di Pablo Picasso ma è anche considerato uno dei grandi quadri del ventesimo secolo. IL tema del quadro è il bombardamento dell’ omonima città spagnola da parte delle forze tedesche. Infatti per la prima volta nella storia un intera città venne completamente rasa al suolo da un bombardamento a tappeto che colpi la popolazione civile. Picasso rappresenta con il quadro il dolore delle persone colpite dal bombardamento. La scena che vediamo è impressionante e la tela è gigantesca perchè immenso è il dolore. L’artista usò bianco grigio e nero, forme a pezzi e linee contorte. Diversi i personaggi del quadro ma colpiscono la madre col bambino che sono all’estrema sinistra. Ci sono anche degli animali perché Picasso fa comprendere che le bombe colpiscono gli esseri viventi. Le figure non si distinguono bene ma nel groviglio spiccano occhi terrorizzati e bocche che urlano di dolore. L’ altro quadro che mi è rimasto impresso è Axle di un artista americano rappresentante della Pop Art. Robert Rauschenberg usa il rosso come colore dominante. In questo quadro il riferimento bellico è il paracadutista con la guerra del Vietnam, guerra che gli americani non sono riusciti a vincere.
Se Ungaretti è stato in trincea, se Guernica è stata rasa al suolo, se la Shoah ha caratterizzato la seconda guerra mondiale, se quella del Vietnam è stata una guerra dominata da armi chimiche, la primavera araba è stata caratterizzata dai social network e dalle immagini che dai telefonini hanno fatto vedere le fine del colonnello Gaddafi. Qualunque siano i motivi qualunque siano i mezzi, la guerra è un brutto affare che lascia segni indelebili tra vincitori e vinti.
mercoledì 26 ottobre 2011
San Francisco
lunedì 3 ottobre 2011
Columbus day
Columbus and the egg
One day a Spanish gentleman gave a dinner in honor of the great admiral's success. Many guests were jealous of Columbus and tried to make Columbus uncomfortable.
"You have discovered strange lands beyond the seas," they said, "but what of that? We do not see why there should be so much said about it. Anybody can sail across the ocean - and anybody can coast along the islands on the other side, just as you have done. It is the simplest thing in the world."
Columbus didn’t answer but after a while he took an egg from a dish and said: "dear gentlemen, can you make this egg stand on end?" One by one those proud gentlemen at the table tried the experiment. Since no one succeeded, all said that it could not be done.
The great Italian admiral took the egg and struck its small end gently upon the table. He broke the shell a little and the egg stood upright.
Columbus therefore said “Anybody can do anything after he has been shown how!'
mercoledì 28 settembre 2011
Benvenuti alunni dell'Istituto Comprensivo Manzoni
martedì 16 giugno 2009
Reading Comprehension: Josephine Baker
Vorrei farvi conoscere un personaggio molto particolare di cui si trova tanto su Youtube
Dopo averlo letto scrivetemi
Josephine Baker is an American legend from St Luis, Missouri. Many people called her Black Venus. Her real name was Frida Josephine MacDonald. She was born on June 3rd 1916 and she was the daughter of a black laundress and of a white musician. She began working when she was eight years old and the white woman burnt her hands when she put too much soap in the laundry. At 12 she was a street child in the black slums and scavenged for food in garbage cans. At 15 she became famous for street corner dancing and moved to New York. She was very creative and loved sequins and feathers and when she became rich she often performed with her pet Chiquita, a cheetah who was adorned with a diamond collar.
She was only 19 when she left the United States to perform in a musical in Paris. When she saw the Eiffel Tower she said "It looked very different from the Statue of Liberty, but what did that matter? What was the good of having the statue without the liberty?" Her performance was an instant success. In 1931 her most successful song was "J'ai deux amours" so she became a muse for contemporary authors, painters, designers, and sculptors including Langston Hughes, Ernest Hemingway, F. Scott Fitzgerald, Pablo Picasso, and Christian Dior. Six years later she became a French citizen. She was a World War II hero. She used to send presents to French soldiers but she was also a spy. She is famous for her undercover work for the French Resistance. She also performed in Buchenwald for the frail liberated inmates. Josephine was the first American-born woman to receive the French military honor, the Croix de Guerre. General Charles De Gaulle gave her the medal of the Légion d'honneur. Josephine was a great Jazz singer and entertainer who didn’t like racial discrimination. Once she said: “Surely the day will come when colour means nothing more than the skin tone, when religion is seen uniquely as a way to speak one's soul; when birth places have the weight of a throw of the dice and all men are born free, when understanding breeds love and brotherhood. “ In 1963, she was the only woman to speak at the March on Washington at the side of Martin Luther King, Jr. She married four times and adopted twelve children from around the world. She called them "MY Rainbow Tribe” since the orphans came from different countries.
One of her best friends was actress Grace Kelly who was also known as Princess Grace Ranieri. In 1951 at the Stork Club in New York Josephine was refused service and Grace supported the Black Venus leaving the place with her party. When Josephine was near bankruptcy the Princess helped her financially.
The famous journalist Janet Flanner, a "New Yorker" correspondent once said that Josephine had a magnificent dark body proving for the first time that black was beautiful." Another good friend of hers was the Spanish painter Pablo Picasso. When speaking of her, he would say: "Tall, coffee skin, ebony eyes, legs of paradise, a smile to end all smiles." According to the American writer Ernest Hemingway, Josephine Baker was the most sensational woman anyone ever saw" In 1966 Fidel Castro invited her to perform in Cuba and her spectacular show led to record breaking attendance. Josephine died on April 12th 1975 in her sleep after a big party in her honour. The party sponsored by Princess Grace took place to celebrate her fifty years in show business and guests included Sophia Loren and Liza Minelli. She received a State funeral in Paris but she was buried in Monaco.
A restaurant in New York Chez Josephine on Theatre Row, 42nd Street, celebrates Baker's life and works.