giovedì 27 ottobre 2011

Appunti e spunti per un tema sulla guerra

La guerra mi ha sempre toccato moltissimo perché pur essendo molto lontana dalla mia vita ne ho sempre sentito parlare. In famiglia raccontano che negli anni settanta tutti i tg non facevano che riportare notizie dal Vietnam e che c’era sempre la faccia del Presidente Johnson . Poi c’è stata la guerra per le isole Falklands…. Poi le guerre nei Balcani e in Iraq e in Afghanistan. Questo perché, attraverso i telegiornali so che posti come l’Afghanistan, l’Iraq e le nazioni che hanno vissuto e vivono ancora la primavera araba la guerra è una brutta realtà per tanti ragazzi della mia età che non possono avere le stesse cose che abbiamo noi! Spesso sono persone con casa distrutta da bombe, senza comodità, acqua potabile, scuole da frequentare, cinema, campi di calcio, ristoranti, giochi…e a volte senza una gamba o senza un braccio. La guerra è un brutto affare che dai tempi di Caino e Abele ha segnato il cammino dell’umanità. Negli ultimi tempi i bollettini di guerra hanno fatto vedere immagini che mettono paura e che fanno venire il voltastomaco. Molte dittature sono crollate e tiranni hanno fatto la fine dei sorci, Gaddafi , una volta preso è stato massacrato nonostante avesse implorato pietà ai suoi aguzzini. Quando leggevo le poesie di Ungaretti, il poeta trasmetteva anche l’odore del fango della trincea e mi sembrava di vederlo mentre alla meno peggio cercava di lavarsi nelle acque del fiume Isonzo. Mi sembrava anche di leggergli in faccia il dolore che provava nel vedersi accanto i cadaveri di tanti soldati e di sentire il suo cuore cosi straziato.
Studiando la seconda guerra mondiale, in cui sono state usate armi sempre più potenti ho compreso con l’olocausto fino a che punto possa arrivare la brutalità degli uomini. Mi sono reso conto come deve essere stato tremendo per un ebreo sentire suonare il campanello di notte per essere trascinato via da casa dalla SS che si trovava di fronte. Sentirsi le pulci e le zecche addosso nel carro bestiame che con migliaia di ebrei lo portava ad Auschwitz. Quello che non moriva soffocato sul treno, veniva messo in fila perché sul braccio gli si scriveva col ferro infuocato un numero causandogli un dolore indicibile. Si, il campo era terribile, tutti piangevano e quando toglievano l’oro anche le scarpe da un momento all’altro si era stanchi,sporchi e affamati. Queste cose conoscevo attraverso le pagine di un libro di storia che unite alle immagini di una trasmissione sull’ olocausto, mi facevano capire che milioni di persone sono state inghiottite dalla morte di una brutta guerra. In particolare mi ha colpito come l’arte si è interessata ai conflitti che hanno distrutto milioni di vittime innocenti.
Due quadri mi hanno scioccato. Uno è un olio su tela molto grande dipinto nel 1937 e che si trova al museo Del Prado di Madrid. Guernica non solo è il quadro più famoso di Pablo Picasso ma è anche considerato uno dei grandi quadri del ventesimo secolo. IL tema del quadro è il bombardamento dell’ omonima città spagnola da parte delle forze tedesche. Infatti per la prima volta nella storia un intera città venne completamente rasa al suolo da un bombardamento a tappeto che colpi la popolazione civile. Picasso rappresenta con il quadro il dolore delle persone colpite dal bombardamento. La scena che vediamo è impressionante e la tela è gigantesca perchè immenso è il dolore. L’artista usò bianco grigio e nero, forme a pezzi e linee contorte. Diversi i personaggi del quadro ma colpiscono la madre col bambino che sono all’estrema sinistra. Ci sono anche degli animali perché Picasso fa comprendere che le bombe colpiscono gli esseri viventi. Le figure non si distinguono bene ma nel groviglio spiccano occhi terrorizzati e bocche che urlano di dolore. L’ altro quadro che mi è rimasto impresso è Axle di un artista americano rappresentante della Pop Art. Robert Rauschenberg usa il rosso come colore dominante. In questo quadro il riferimento bellico è il paracadutista con la guerra del Vietnam, guerra che gli americani non sono riusciti a vincere.
Se Ungaretti è stato in trincea, se Guernica è stata rasa al suolo, se la Shoah ha caratterizzato la seconda guerra mondiale, se quella del Vietnam è stata una guerra dominata da armi chimiche, la primavera araba è stata caratterizzata dai social network e dalle immagini che dai telefonini hanno fatto vedere le fine del colonnello Gaddafi. Qualunque siano i motivi qualunque siano i mezzi, la guerra è un brutto affare che lascia segni indelebili tra vincitori e vinti.

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